la Sicilia diventò “Colonia”

Giuseppe Scianò

…e nel mese di maggio del 1860

la Sicilia diventò “Colonia”

Data pubblicazione:  aprile 2018

F.to: 17 x 24  –  N. pagg. 416

Prezzo di copertina:  € 18,50

Codice ISBN:  978-88-96569-39-9

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Contenuto: Il contenuto del libro ha un solo obiettivo: ristabilire la verità, quella verità negata dalla storiografia ufficiale ormai per troppo tempo. Si rivolge soprattutto ai giovani perché realizzino quel progetto di riscatto della propria identità culturale.

È un interessante trattato di ben 416 pagine con più di 100 documenti fotografici e 30 documenti ORIGINALI sulle nefandezze compiute da Garibaldi e c.

Il volume tratta dettagliatamente di come realmente andarono i fatti nel maggio del 1860 e di come fu barbaramente sottomesso il popolo siciliano… Un popolo che è stato privato della sua Identità Culturale e che ha subìto un «condizionamento psico-sociale» durato ben 160 anni! Il degrado sociale, culturale ed economico iniziò proprio da quella nefasta data, ma la storiografia ufficiale ha sempre narrato i fatti secondo la logica dei vincitori!

Fra gli avvenimenti che caratterizzarono la politica e gli equilibri internazionali, emerse su tutti la rapida e precipitosa attuazione del caparbio e lungimirante progetto inglese di completare, pressoché totalmente, l’unificazione (anzi l’unità) d’Italia. Nel periodo che va dal 1849 agli inizi del 1860 sono infatti non pochi gli stati e gli staterelli preunitari che, volenti o nolenti, con l’aiuto sottobanco della Gran Bretagna, sono finiti sotto lo scettro di Vittorio Emanuele II di Savoia, Re di Sardegna. La Sicilia, insomma, viene considerata dal Gabinetto di Londra come un fattore di instabilità e di pericolo per la pax britannica, cioè quel progetto più grande di nuovo ordine che la maggiore potenza del mondo, in quel momento, vuole instaurare nel Mediterraneo ed in Europa.

La conquista della Sicilia diventa, pertanto, il primo obiettivo da raggiungere, senza darle alcuna via di scampo, facendola inglobare nello Stato sardo-piemontese. Il tutto con l’inganno, con la violenza e… soprattutto con l’intervento militare. Ed a prescindere dalla volontà e dalle aspirazioni del Popolo Siciliano. Era necessario, però, dare a tutta l’operazione una parvenza di legittimità rivoluzionaria interna al Regno delle Due Sicilie, per ingannare meglio l’opinione pubblica internazionale; furono aggiornati i programmi per organizzare e dare attuazione ad una nuova e definitiva rivoluzione anti-borbonica e filo-italiana in Sicilia. La miccia la dovranno accendere quei Mille volontari forti e puri, che da Genova andranno a dare soccorso ai ribelli Siciliani e che proseguiranno, subito dopo, verso il «Continente» per dare soccorso ai ribelli Napoletani

In Sicilia e nel Napoletano, intanto, la massoneria, la mafia e le benemerite Fratellanze di tradizione carbonara, nonché ’ndrangheta e camorra, e tante autorità ed alti gradi dell’esercito e dell’Amministrazione Statale Borbonica, sono stati mobilitati dai servizi segreti di Sua Maestà britannica per rendere tutto più facile all’Eroe dei Due Mondi.

L’invasione e la successiva annessione al Regno Sabaudo devono però essere presentati come fatti rivoluzionari interni. Una copertura sottile… Per portare a buon fine tutto ciò gli Inglesi hanno previsto e predisposto l’ingaggio e l’utilizzazione di truppe mercenarie straniere, fra cui la potente Legione Ungherese e gli Zwavi africani. I mercenari saranno numerosi e al servizio di Garibaldi, con laute ricompense e con ampie possibilità di saccheggio. Compiranno devastazioni e feroci massacri di donne e bambini, con stupri, decapitazioni, scempio di corpi di innocenti, addirittura squartavano vivi i prigionieri, bruciavano le case, le donne che prima stupravano poi le tagliavano a pezzi…

Questi mercenari figureranno, però, come volontari e come generosi benefattori improvvisamente folgorati dall’ideale di fare l’Unità d’Italia con a capo, come Re, quel galantuomo di Vittorio Emanuele II di Savoia a cui andarono le enormi ricchezze rubate al Regio Banco di Sicilia e di Napoli per salvarlo dalla bancarotta!

Insomma: tutti Italiani per l’occasione e tutti in aiuto… della Sicilia e della «sua» rivoluzione immaginaria. Con l’impegno – ovviamente – di liberare anche la Napolitania. La parte continentale, cioè, del Regno delle Due Sicilie, Napoli compresa.

L’Autore:  Pippo Scianò è stato Segretario Nazionale del Fronte Nazionale Siciliano «Sicilia Indipendente» ed è ancora oggi sulla breccia ed in prima linea (ma non più «solo») nella lotta democratica e non violenta per l’Indipendenza della Sicilia (di cui è Presidente Onorario). È Coordinatore del «Centro Studi Andrea Finocchiaro Aprile», Movimento culturale-politico che opera, anzitutto, nella riaffermazione di alcuni diritti fondamentali, quali ad esempio il Diritto al recupero della verità sui «fatti» realmente accaduti prima, durante e dopo il fatidico, tragico, anno 1860, che hanno determinato la Conquista del Sud e la riduzione in Colonia interna del Regno d’Italia dei territori e dei Popoli del soppresso Regno delle Due Sicilie (Sicilia in primis).

Quella dei «Sicilianisti di tenace concetto» è, per Scianò, anche la lotta per comprendere meglio il «presente» e per guardare con maggiore consapevolezza al «futuro». Nonché – come afferma spesso l’Autore – per riabbracciare tutti i Popoli del Mondo… E per fare ritornare la Sicilia e la «Napoletania» (tutta e nel senso più ampio del territorio) nei consessi internazionali, dai quali oggi sono escluse per la rispettiva «condizione coloniale», alla quale abbiamo fatto cenno. Non manca in tutto ciò la riaffermazione del Diritto all’autoderminazione delle «Nazioni abrogate» ed inglobate illegittimamente negli stati oggi dominanti.

Lo scrittore Orazio Vasta, nella premessa al testo di un’intervista sul Gazzettino di Giarre, del 27 novembre 2004 descrive così l’Autore di questo libro: «Cu è Pippu Scianò, segretario generale del “Frunti nazziunali sicilianu – Sicilia indipinnenti”? Laureato in giurisprudenza, è nato a Palermo il 5 Agosto 1939. Per 38 anni ha prestato servizio presso l’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste e nel 1964 è stato fra i fondatori del FNS, partito del neo-indipendentismo legato alla storia dell’area democratica e antimafiosa dello storico Movimento Indipendentista (Mis). Possiamo dire, senza temere di essere smentiti, che Pippu Scianò è uno dei pochi irriducibili indipendentisti rimasti in circolazione in Sicilia, che ha attraversato dal 1964 al 2004, quarant’anni di vita e di storia siciliana, fra mille contraddizioni, ma sempre fiero e orgoglioso di stare alla guida del partito indipendentista».

Anche se sono passati molti anni, i contenuti sono rimasti validi ed attuali, anche perché alla Questione Siciliana non sono state date le attenzioni e le «risposte» che sarebbe stato doveroso dare da parte della classe e dei partiti politici al potere. Le «cose», quindi, sarebbero andate (e vanno) di male in peggio.

Non aggiungiamo altro… Il contenuto del libro esplicherà tutto…